Cosa c'è di nuovo rispetto ai Pro 2
La novità più rumorosa, è il caso di dirlo, è il rilevamento della frequenza cardiaca integrato negli auricolari. Apple sposta un sensore tipico degli smartwatch dentro un prodotto audio, e questo cambia il posizionamento dell'oggetto: non sono più solo cuffie premium, diventano un dispositivo salute-audio ibrido. L'ANC era già ottimo sui Pro 2, qui è affinato ulteriormente. L'audio spaziale con testa tracciata resta una delle poche implementazioni credibili sul mercato.
Chi lo ammortizza davvero
Se usi già un Apple Watch per il monitoraggio cardiaco, questo sensore sugli AirPods è ridondante. Lo scenario in cui ha senso è uno solo: chi vuole dati biometrici senza portare l'orologio, tipicamente durante l'allenamento. Per tutti gli altri, il salto dai Pro 2 non giustifica la spesa immediata, soprattutto a prezzo pieno.
A 185 € senza sconto, il periodo di ammortamento dipende dall'uso. Chi indossa auricolari 4-5 ore al giorno per lavoro o sport recupera il valore in qualità percepita abbastanza in fretta. Chi li usa per qualche telefonata e qualche podcast settimanale, molto meno.
Il limite strutturale degli in-ear premium
C'è una debolezza che riguarda l'intera categoria, non solo questo modello: la durata delle batterie agli ioni di litio negli auricolari si degrada nel tempo, e dopo 2-3 anni l'autonomia cala sensibilmente. Apple offre un servizio di sostituzione batteria, ma aggiunge un costo che va messo in conto fin dall'inizio.
A prezzo pieno, questi AirPods Pro 3 sono la scelta giusta per chi entra nell'ecosistema Apple adesso o aggiorna da una generazione molto vecchia. Per chi ha già i Pro 2 funzionanti, meglio aspettare un'offerta concreta.