Un libro di cucina con un'opinione
Onestamente, quando vedo "manifesto" nel titolo di un ricettario mi aspetto prediche. Pagine piene di sensi di colpa travestiti da consigli alimentari. Questo, a sorpresa, non è così. L'impostazione è più da conversazione seria che da sermone: otto valori come filo conduttore, ottanta ricette che li incarnano senza trasformarsi in esercizi spirituali.
L'ho sfogliato aspettandomi il solito volume patinato da lasciare sul bancone della cucina per fare scena. Invece ci sono cose da cucinare davvero, con ingredienti che non richiedono un negozio bio a dieci chilometri da casa.
A chi serve, a chi no
Se cerchi un ricettario puramente tecnico, con grammature precise e foto da laboratorio, lascia perdere. Non è quello. È un libro per chi vuole capire un po' di più il rapporto tra quello che mette nel piatto e quello che succede fuori dalla cucina, senza per questo diventare un attivista del cibo.
A chi cucina già con una certa coscienza e vuole qualche spunto nuovo: sì, ci trovi roba utile. A chi è alle prime armi: forse parti da qualcosa di più pratico.
Una riserva onesta: il titolo è un po' più ambizioso del contenuto. "Manifesto" promette una rottura, ma il libro è più una proposta ragionata che una scossa. Non è un difetto grave, però è bene saperlo prima.
Il prezzo
A circa 19 euro è nella fascia normale per un saggio-ricettario di questo tipo. Non un affare, ma nemmeno un salasso. Fidati: se l'argomento ti tocca, i soldi li vedi.