Il tipo di libro che non lasci sul comodino

Verity è quel romanzo che finisci sul divano alle due di notte, con la coperta tirata su e la vaga sensazione di non fidarti di nessuno. Colleen Hoover ha costruito qualcosa di preciso: un thriller psicologico con una struttura a doppio fondo, dove non sai mai se quello che stai leggendo è reale o manipolazione. E questa incertezza, onestamente, funziona.

La storia parte da Lowen Ashford, scrittrice a corto di soldi, chiamata a completare la saga di una collega famosa rimasta invalida. Nella casa di questa collega, però, trova un manoscritto. Quello che c'è scritto dentro è il motore di tutto il libro.

A chi conviene, a chi no

Se cerchi letteratura alta, lascia perdere. Verity non è Dostoevskij e non ci prova neanche. La scrittura è sciolta, a tratti prevedibile nei meccanismi romantici, e il mix thriller-romance può risultare straniante se non è il tuo genere di default.

Detto questo, per chi vuole una lettura che tenga alta l'attenzione senza richiedere uno sforzo interpretativo enorme, funziona alla grande. L'ho consigliato a una persona che non leggeva un romanzo da tre anni: l'ha finito in quattro giorni.

La riserva che mi sento di fare

Il finale. Non faccio spoiler, ma ti avviso: divide. C'è chi lo trova geniale, chi si sente preso in giro. Io sto nel mezzo. Hoover lascia una porta aperta deliberatamente, e non a tutti piace uscire da un libro senza una risposta netta.

A 16 euro è un acquisto sensato se sai già che questo tipo di narrativa ti prende. Se sei scettico sulla hype da BookTok, forse aspetta uno sconto.